MONTAGNA 2000 intervento di ALESSANDRA RASO sulla QUALITà ACQUA
Buongiorno a tutti, io volevo parlare un attimo dei PFAS in quanto inquinanti emergenti e dei metalli nell’acqua di rete, in particolare cromo e alluminio che è la nostra purtroppo new entry e inizio un attimo con un’introduzione generale poi mi riaggancio ai cambiamenti che abbiamo avuto dal decreto 18 2023 che è una nuova norma sulle acque potabili e che abbiamo iniziato ad applicare nel 2025, quindi c’è stato un po’ di stravolgimento diciamo da questa normativa. Allora, come già stato detto montagna 2000 ha un territorio particolare nel senso che ha poche utenze, a me il primo giorno di lavoro mi sembravano tantissime, quasi 24 mila, in realtà sono molto poche per 1.200 e passa chilometri quadrati e i chilometri di rete sono più di 2.000, sono tantissimi e soprattutto sono tantissimi punti di prelievo, sono 775 di cui solo una trentina sono pozzi, quindi la maggior parte sono sorgenti. In questa mappa c’è un’idea di dove sono messe queste sorgenti e sono particolarmente scomode, nel senso che magari ci troviamo due o tre sorgenti che insieme servono tre o quattro case e questo è l’acquedotto, questo è l’acquedotto e deve essere comunque gestito, quindi non è sempre semplice, anche dal punto di vista del personale esterno, lavorare e operare su un territorio del genere.
Questa è un’immagine simpatica solo per ricordare del ciclo integrato dell’acqua e ricordare il fatto che le acque potabili, come previsto da normativa, devono essere salubri e pulite, bisogna controllarle, questo sicuramente, altrettanti controlli vanno però fatti allo scarico, quindi in uscita dal depuratore e anche lì c’è una norma nazionale e due direttive regionali che ci danno tutta una serie di parametri da analizzare, frequenze da rispettare, per verificare proprio che sia conforme poi anche l’acqua che restituiamo all’ambiente, quindi gestire il sistema in modo integrato dobbiamo ricordarci, perché poi parliamo spesso, se non quasi sempre, di potabili, anche io oggi, però che non si ferma al rubinetto e quindi poi si parla anche della restituzione all’ambiente. Il decreto 18 ha introdotto le zone di fornitura, zone di fornitura sono delle zone che possono essere definite come omogenee per le caratteristiche dell’acqua e queste sono le zone che devono essere campionate. I campionamenti vengono fatti da due parti, quindi da un attore interno che è il gestore idrico e da un attore esterno che è l’ASL.
Dal 2025 l’ASL, che lo faceva anche prima, ha continuato a campionare dei punti in rete, invece al gestore è stato detto di campionare le zone di approvvigionamento, quindi principalmente i bottini di accumulo. Diciamo che questo ci crea un po’ di problemi, soprattutto dal punto di vista della sterilità dei prelievi, nel senso che se non ho rubinetti alle partenze nel serbatoio, spesso devo banalmente infilare la boccetta, magari ho dell’acqua che mi è appena arrivata, vicino al trattamento e non c’è abbastanza tempo di contatto perché agisca il trattamento, quindi posso avere dei campioni sballati e non capisco in realtà se sono rappresentativi o meno, perché magari lo stesso giorno il tecnico è andato a vedere se c’era disinfezione alla fontana in rete e andava tutto bene. Quindi abbiamo deciso quest’anno di cercare, dove possibile, alle fontane, di fare comunque la microbiologica lì, almeno quella per comunque cercare di essere il più rappresentativi possibile.
Allora, l’inizio del 18-23 in realtà è partito l’anno scorso, perché il piano di campionamento doveva essere effettuato a partire dal 2025. Questo è un lavoro che è stato fatto in collaborazione con ASL ed è stato poi presentato in Regione, nel senso che ci siamo trovati insieme e abbiamo stabilito tutte le zone di fornitura di Montagna 2000 individuandole sulla mappa. Il totale sono 275, ovviamente i comuni che ne hanno di più sono Bardi e Bedonia, ma principalmente per estensione e che hanno anche molti acquedotti più piccoli.
Allora poi, il decreto dà una frequenza di prelievo in base ai metri cubi giorno che vengono distribuiti e vengono analizzati più di 100 parametri che vengono suddivisi in due macrogruppi, gruppo A e gruppo B. Nel gruppo A diciamo che è una sorta di routine, che infatti viene ripetuta più di frequente, dove si analizza principalmente microbiologica, pH, conducibilità, alcuni parametri organolettici, mentre nel gruppo B ci sono più di 50 parametri, dove poi magari ci sono dei pacchetti, come possono essere gli IPA, quindi i parametri analizzati in realtà sono più di 100. Questo era solo per dare un’idea, nel senso che la maggior parte delle nostre zone di fornitura sono molto piccole, sono quasi tutte sotto i 10 metri cubi giorno e una volta all’anno quindi facciamo sia gruppo A che gruppo B. Inoltre questa frequenza poi deve essere suddivisa con ASL, per eccesso, però nel senso che ad esempio nella seconda riga una volta all’anno il gruppo A lo facciamo noi, una volta loro, e il gruppo B si fa entrambi, per appunto suddividere per eccesso. Nel 2026 abbiamo previsto 298 campioni, di cui 275 sono per tutti i parametri, quindi gruppo A più gruppo B, sicuramente ne effettueremo molti di più, già parecchi li stiamo facendo, e solo per dare un’idea, nel 25 ne erano previsti 288, ne abbiamo fatti 531 e abbiamo analizzato 55 mila parametri.
Questo è solo per dire che comunque noi siamo felicissimi ovviamente di analizzare tutte le acque che abbiamo in gestione, però comunque è molto oneroso anche rispetto agli anni scorsi, dove magari ne facevamo, non so, 150 di campioni, quindi insomma c’è una bella differenza. Allora, invece questo è per dire che ci sono dei requisiti minimi, ovviamente per garantire la potabilità, e questi requisiti minimi dividono i parametri in diverse parti. C’è una parte A, parte B, parte C e parte D. Tutti questi sono racchiusi nel pacchetto A più B, non voglio fare confusione, solo che purtroppo sono due legati in questo modo.
Allora, la parte A è la parte microbiologica e quindi deve essere sempre 0. La parte B invece comprende tutta una serie di parametri che possono essere potenzialmente pericolosi per la salute, come metalli pesanti, come il boro, il piombo, poi abbiamo nitrati nitriti, i pifas, che sono questi inquinanti emergenti, comprende anche i clorati trialometani, che sono cloroderivati, perché un altro cambiamento è stato il fatto che si è cancellato il limite minimo per tenere la disinfezione in rete, ma sono stati invece introdotti questi parametri che sono comunque un’indicazione di se c’è troppo cloro o comunque se questo si lega con la sostanza organica possono essere effettivamente cancerogeni. La parte D io l’ho omessa perché non ci interessa nel senso che è solo per gestori interni, si parla di legionella e piombo. Il piombo noi lo abbiamo comunque, la legionella no.
La parte C sono parametri indicatori, lo dico perché poi mi riallaccio anche con il fatto dell’alluminio. Comprendono alcuni metalli come alluminio ferro, parametri organolettici, batteri coliformi, la torbidità. Questo significa che una volta che sforiamo questi parametri non è necessariamente una situazione grave o una condizione di non potabilità, ma comunque la decisione ultima aspetta ad ASL che farà la sua valutazione dei rischi e dirà è pericoloso per la salute sì, è pericoloso per la salute no.
Questo invece è il nostro sito internet dove stiamo inserendo tutti i risultati come previsto qua invece dalla delibera ARERA. Ci sono i parametri che sono da ricercare per questa delibera e si può andare a trovare sul servizio idrico integrato qualità dell’acqua. Inserendo il proprio indirizzo si trova la zona di fornitura.
Invece un altro cambiamento che è uscito sempre con questo decreto è il portale Antea. Questo è un sito che è stato messo a disposizione dell’Istituto Superiore di Sanità, è attivo da pochi mesi e al momento abbiamo accesso solo noi gestori, ASL, Istituto Superiore e Regione e praticamente in questo portale verranno messi dentro tutti i risultati di tutti i campioni fatti sia da parte del gestore che da parte di ASL e dovrà poi domani, speriamo presto, ma comunque è stato implementato recentemente, essere accessibile anche al cittadino. In questo modo è molto più semplice, trova entrambi i risultati che dicono se il campione è conforme o meno e vede proprio tutti i parametri che sono stati analizzati, non solo una parte.
Questo invece è per introdurre i PFAS perché sono tra i nuovi inquinanti emergenti, sono delle sostanze perfluoralchiliche, quindi sono queste lunghe catene di carbonio perfluorate attaccate a diversi fuori e sono potenzialmente cancerogeni e non sono biodegradabili il che vuol dire che una volta che si trovano nell’ambiente li rimangono, quindi è pericoloso sia a livello di dieta, nel senso della fauna ittica, se viene mangiata, che possono arrivare anche al rubinetto. Si tratta di inquinanti che sono esclusivamente antropici e possono derivare ad esempio dalle cartiere, dalle schiume di incendio o dagli impermeabilizzanti anche delle padelle e delle pentole. Qui a destra ho riportato un report di Greenpeace del 2025 dove fa vedere un po’ la situazione dei PFAS nelle acque sotterranee e quindi vediamo che c’è qualcosa in Romagna, principalmente tra Romagna, Lombardia e Veneto.
Il loro limite è partito a gennaio di quest’anno, da rispettare. Ci sono una ventina di sostanze che sono le più comuni, che sono analizzate come somma di PFAS e poi vengono analizzati nuovamente tutti i parametri. Comunque sì, il limite parte da quest’anno.
Quello che invece è stato introdotto è un altro PFAS che sarebbe il più sottile, cioè più piccolo, che è l’acido trifluoroacetico, che è quella a destra e sarà da rispettare invece in questo caso il limite dall’anno prossimo, che in realtà è una data molto vicina, perché in questo momento di questo PFAS non ci sono dati e potrebbe anche non essere così semplice da trattare, nel senso che catene più lunghe, ad esempio con i carboni attivi, i gestori che hanno questo problema hanno una buona efficacia. Però se parliamo poi di due atomi e basta di carbonio, magari può non essere così facile da assorbire. Questo invece è quello che abbiamo fatto noi, nel senso che siamo partiti l’anno scorso con alcune analisi di prova per i PFAS, questo è un rapporto di prova del Pozzo Rubbiano, abbiamo analizzato principalmente i pozzi terminali, quindi gallerie filtranti, Pozzi Rubbiano e alcuni Pozzi Avarano, che potevamo avere un po’ più a valle per avere un’idea, non sono stati rilevati e questo era solo per dare un’idea che si tratta comunque di nano quantità da rilevare, neanche micro, cioè mille volte inferiori.
Per il 2026 ci avevano chiesto Asl e Regione di fare una sorta di valutazione del rischio per capire dove potevamo partire ad analizzare i PFAS e noi in realtà non abbiamo industrie che sono potenzialmente a rischio, quindi abbiamo deciso di analizzare nel dubbio comunque tutti i pozzi che abbiamo e le due gallerie filtranti, quindi una qui a Fornovo, che tra l’altro serve anche questa zona, l’altra dal Bareto e a rotazione faremo dei campionamenti in cinque zone di fornitura, insomma così per dare un’occhiata, però lì non abbiamo reale motivo di pensare, in più li abbiamo iniziati a cercare anche nei nuovi pozzi, quindi ad esempio Castagnola di Bedonia stiamo facendo le analisi stagionali sul pozzo e anche lì li abbiamo cercati, ovviamente non sono stati rilevati. Mi rialaccio solo velocemente al discorso del cromo, non voglio essere noiosa perché ne ho già parlato l’anno scorso, però era solamente per dare un’idea. Il cromo è un problema per Montagna 2000, nel senso che abbiamo tredici acquedotti che stiamo monitorando con degli analizzatori e abbiamo quattro sistemi di rimozione e naturalmente è presente nella roccia, quindi non ci possiamo fare niente.
In più queste nuove analisi dell’anno scorso ci hanno permesso di rilevare anche delle nuove zone di fornitura dove il cromo è presente, fortunatamente non siamo oltre il limite di legge, però comunque sono zone che dovremo tenere monitorate. Questo invece è il discorso che diceva prima il dottor Segadelli, ovvero da considerare che il cromo che è naturalmente presente nella roccia varia anche in base alle piogge e quindi alla portata dell’acquifero. Più aumenta l’acqua, più aumenta la portata, più il cromo viene dilavato probabilmente dalle rocce e quindi noi ce lo ritroviamo poi nell’acqua.
Il cromo è un metallo che ha la stessa elettronegatività dell’alluminio. Lo dico perché l’alluminio è il nostro più recente problema da un paio di mesi per la zona di Albareto. L’alluminio è un metallo leggero, è onnipresente nell’ambiente e si può trovare sia naturalmente che può essere un derivato di flocculanti.
Noi non utilizziamo flocculanti, quindi sicuramente non ce l’abbiamo messo. E’ naturalmente presente nel nostro caso. Il limite per il legislativo è di 200 microgrammi litro e l’EFSA ha definito come tollerabile una dose settimanale di un milligrammo per chilo di peso.
Ciò vuol dire che io potrei prendere per esempio 70 milligrammi di alluminio a settimana, mentre il limite è 0,2 milligrammi. Il caso studio numero uno è stato l’acquedotto di Albareto. Praticamente è successo che in questo acquedotto abbiamo trovato l’alluminio in una zona particolare, che è quella stellina rossa.
L’abbiamo trovato a seguito di segnalazioni di torbidità dell’acqua. Noi non avevamo un vero e proprio storico di questa zona, nel senso che abbiamo sempre campionato gli anni scorsi dove la stellina era verde e quindi dove l’acqua veniva miscelata da più sorgenti. Abbiamo cercato di dare un’occhiata ai serbatoi.
Ovviamente è uscita anche Asla, anche lei ha effettuato i suoi campioni, quindi abbiamo lavorato insieme. Abbiamo notato che questo alluminio era già presente alle sorgenti, che sono quelle tre evidenziate in rosso. L’Asl in via cautelativa ha deciso di chiedere al Comune un’ordinanza di non utilizzo a scopo alimentare dell’acqua.
Non è solo non potabilità previa bollitura, perché ovviamente l’alluminio non evapora e non si cuoce a 100° come i batteri, quindi non si poteva usare neanche per lavare le verdure. Noi abbiamo fatto in questo caso un’interconnessione con le altre sorgenti che alimentavano il capoluogo dove questo problema non era presente e abbiamo escluso queste tre. Quindi momentaneamente è ancora così la situazione e questa è stata una risoluzione immediata.
Il problema è arrivato dopo, perché comunque abbiamo fatto delle altre analisi e abbiamo notato che il problema in queste sorgenti era presente anche in altri due aquedotti, di Gotra e Buzzà Quindi ci siamo confrontati anche con il dottor Segadelli e abbiamo ipotizzato che potesse essere una cosa a livello di acquifero. L’acquifero è quello del Monte Gottero dove alluminio e ferro, perché anche il ferro si era alzato anche se non così tanto, possono essere entrambi presenti.
Perciò abbiamo campionato tutto, a partire dal Baretto fino ad arrivare a Ostia Parmense dal versante molinatico. Questi sono i risultati per dare un’idea. Abbiamo pezzato la situazione anche su Buzzò e Gotra, nel senso che Buzzò o aveva tre prese di cui solo una era particolarmente alta, l’abbiamo eliminata e quindi siamo rientrati.
Su Gotra è uguale. La situazione di Gotra ci ha richiesto l’utilizzo di autobotti fino a che una delle sorgenti non sia abbassata e quindi abbiamo potuto rimettere quella in rete. Al momento non è più necessaria l’autobotte.
Noi stiamo cercando di capire quale sia la reale causa di questo problema, più che altro perché su Albareto, come ho detto prima, non avevamo lo stesso punto negli anni scorsi, però avevamo analisi su Gotra e Buzzò e non c’era mai stato uno sforamento. È anche vero che un’analisi annuale non è tantissimo, però cercheremo comunque di mettere come possiamo questo dato in relazione con quello che abbiamo trovato e che continueremo a trovare perché comunque queste sorgenti andranno monitorate anche se non sono in utilizzo. Abbiamo ipotizzato che la relazione potesse essere un po’ la stessa che ha il cromo, che aumenta con le piogge e stiamo cercando di provare questa relazione.
Adesso avevo abbozzato un graffichetto, ma abbiamo talmente pochi dati che non è rappresentativo, non è tanto chiaro. Da qua in avanti abbiamo inoltre l’alluminio, sembra che rimanga sotto forma coeledale, quindi viene come una polvere, rimane legato, è visibile questa torbidità che è chiara, non so neanche io spiegare, però era visibile in vasca ad occhio nudo che c’era qualcosa che non era normale, ordinare amministrazione. Quindi potrebbe essere così nell’acqua una volta che arriva al laboratorio, il campione si acidifica, quindi l’alluminio viene rilasciato in soluzione ed è corretto che si acidifichi, non c’è niente di strano.
Però abbiamo ipotizzato da questo anche di acquistare un pluviometro per dare un’occhiata non solo al quantitativo di piogge ma anche alla qualità, se potesse esserci una pioggia magari più acida o qualcosa del genere. Abbiamo fatto poi un incontro con la regione, oltre che ovviamente con il dottor Segadelli, anche con il dipartimento di sanità pubblica che ci ha rimandato all’istituto superiore di sanità con cui abbiamo preso un primo contatto. L’istituto superiore fa le norme dove avrebbe dovuto fare uscire delle linee guida su questi parametri indicatori, al momento purtroppo non ci sono pervenute e quindi volevamo capire un attimo come comportarci, se davvero c’è la necessità di fare delle ordinanze ogni volta dimostrando che magari è un andamento stagionale.
Adesso il problema non ce l’abbiamo ma magari quest’estate mi serve quell’acqua lì e per quest’estate potrei avere il sistema di trattamento ma non è neanche così immediato da installare, nel senso che comunque si tratta di creare nuovi spazi, scegliere il sistema giusto, riuscire a gestirlo con le portate perché poi spesso ci sono magari contro lavaggi, quindi altra acqua che utilizzo per ripulire quello che mi sta pulendo l’acqua. Insomma non è una soluzione immediata da prendere e soprattutto questi acquedotti servono il capoluogo di Albareto e il capoluogo di Borgotaro e sono dentro lo stesso acquifero e noi non tenevamo dietro a Gotra senza botte, quindi se domani dovessi avere un problema dove ora non ce l’ho ma magari salterà fuori, dobbiamo essere al minimo preparati perché non è facilmente gestibile.
GROPPI CESARE

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