Giappone, vittoria storica per il Partito Liberal Democratico: Takaichi ottiene una supermaggioranza
di Pierangelo Panozzo
TOKYO — Il Partito Liberal Democratico giapponese ha ottenuto una vittoria elettorale di portata storica nelle elezioni anticipate di domenica 8 febbraio, conquistando 316 seggi su 465 alla Camera dei Rappresentanti. I dati diffusi lunedì dall’emittente nazionale NHK confermano la percentuale più alta di rappresentanza mai raggiunta da un singolo partito nel Giappone del dopoguerra.
La coalizione guidata dalla premier Sanae Takaichi — che include il LDP e il Japan Innovation Party (JIP) — ha ottenuto complessivamente 352 seggi, ben oltre i 310 necessari per la supermaggioranza dei due terzi. Questa soglia consente al governo di superare eventuali veti della Camera alta, dove la coalizione non dispone della maggioranza.
Un rimbalzo dopo mesi difficili
La vittoria assume particolare rilievo se confrontata con la situazione del LDP solo quattro mesi fa. Prima della dissoluzione della Camera, il partito controllava 198 seggi, avendo perso terreno nelle elezioni del 2024 e del 2025 a causa dello scandalo dei fondi neri che aveva colpito diversi membri del partito. Le proiezioni interne stimavano una vittoria possibile, ma consideravano “troppo ottimistica” l’ipotesi di raggiungere i 260 seggi, secondo quanto riportato da fonti del partito.
Takaichi, diventata la prima donna primo ministro del Giappone nell’ottobre 2025 dopo aver vinto la competizione interna al LDP, ha convocato queste elezioni anticipate per ottenere un mandato popolare diretto. I sondaggi nelle settimane precedenti al voto mostravano tassi di approvazione del suo governo tra il 60% e il 70%, secondo il portale Nippon.com, sebbene con un leggero calo rispetto a dicembre.
Il tracollo dell’opposizione
Il risultato elettorale ha segnato il crollo della Centrist Reform Alliance (CRA), la principale formazione di opposizione nata dalla fusione del Constitutional Democratic Party e di Komeito, ex partner di coalizione del LDP. L’alleanza ha ottenuto tra 37 e 91 seggi secondo le proiezioni NHK, perdendo oltre la metà dei 172 seggi che deteneva prima dello scioglimento della Camera.
Komeito aveva rotto la coalizione venticinquennale con il LDP nell’ottobre 2025, citando disaccordi sulla gestione dello scandalo dei fondi neri e sulla leadership di Takaichi. Il partito conservatore ha invece trovato un nuovo alleato nel Japan Innovation Party, con cui ha firmato un accordo di coalizione prima del voto di fiducia parlamentare del 21 ottobre.
Inflazione e costo della vita al centro della campagna
Il caro vita ha dominato il dibattito elettorale. Il Giappone ha registrato un’inflazione superiore all’obiettivo della Banca del Giappone per 45 mesi consecutivi, con l’ultima lettura al 2,1% e un’inflazione annuale del 3,2%. I salari reali sono diminuiti per 11 mesi consecutivi su base annua nel 2025 e sono in calo ogni anno dal 2022.
Lo yen si è ulteriormente indebolito all’inizio del 2026, avvicinandosi brevemente alla soglia di 160 rispetto al dollaro statunitense. In risposta, Takaichi ha proposto un bilancio record di 783 miliardi di dollari per l’anno fiscale che inizia il 1° aprile, oltre a un pacchetto di stimolo da 135 miliardi introdotto l’anno scorso. Tra le misure promesse figurano la sospensione temporanea dell’imposta sui generi alimentari e interventi diretti per le famiglie colpite dall’inflazione.
Difesa nazionale e tensioni con Pechino
Il rafforzamento della difesa nazionale è stato l’altro pilastro della campagna elettorale. Il governo ha già raddoppiato la spesa per la sicurezza e Takaichi ha accelerato il completamento del piano quinquennale che porterà la spesa militare al 2% del PIL. La premier ha inoltre espresso pubblicamente l’intenzione di modificare l’articolo 9 della costituzione pacifista, una riforma mai tentata nella storia del dopoguerra giapponese.
Le tensioni con la Cina hanno contribuito a consolidare il consenso attorno a queste posizioni. A gennaio 2026, il governo cinese ha annunciato restrizioni all’esportazione di terre rare, dopo aver reimposto limiti sulle importazioni di prodotti ittici giapponesi in seguito al rilascio di acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima. Secondo i sondaggi di Nikkei, Yomiuri Shimbun e Asahi Shimbun, circa il 55-56% degli intervistati ha valutato appropriata la risposta di Takaichi alle pressioni cinesi.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso sostegno a Takaichi giovedì scorso. Stephen Nagy, professore di politica e studi internazionali alla International Christian University di Tokyo, ha definito questa mossa “una benedizione ambivalente” per il primo ministro giapponese, dato che l’opinione pubblica nutre preoccupazioni per le politiche tariffarie di Trump e le sue aperture verso Pechino.
Le sfide strutturali restano
Nonostante l’ampio margine elettorale, il Giappone continua ad affrontare sfide economiche e demografiche profonde. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia è cresciuta solo dell’1,1% nel 2025 ed è prevista una crescita dello 0,7% nel 2026, ben al di sotto del tasso del 2-3% considerato sano per un’economia sviluppata.
Il declino demografico si è ulteriormente accelerato: su una popolazione di 122,57 milioni di abitanti, 21,8 milioni hanno ora 75 anni o più, mentre la popolazione in età lavorativa che finanzia il sistema previdenziale continua a ridursi.
I seggi sono rimasti aperti fino alle 20:00 ora locale. L’affluenza elettorale è stata influenzata da condizioni meteorologiche difficili, con abbondanti nevicate in diverse regioni del paese. Le emittenti televisive hanno diffuso le prime proiezioni basate sugli exit poll immediatamente dopo la chiusura delle urne.
La vittoria di domenica offre a Takaichi margini di manovra significativi per portare avanti la sua agenda di riforme economiche e costituzionali. Resta da vedere se il mandato elettorale sarà sufficiente ad affrontare le sfide strutturali che il Giappone si trova davanti.

Leave a Reply
Devi essere connesso per inviare un commento.