COLLECCHIO al Magazzino 61 le opere di ENRICO ROBUSTI – intervista
Al “Magazzino 61”, in Via VIII Marzo a Collecchio, il ritrattista Enrico Robusti
(conosciuto più all’estero che in Italia)
Ha presentato il suo libro di ritratti in china
“LE MALE VOCI”.
E la sua trentennale collezione pittorica di “realismo visionario”
Quadri grotteschi, tra il tragico e il comico, dove tutto deve apparire.
Definiti dall’artista: “il bestiario umano”.
ENRICO ROBUSTI INTERVISTA
“Diciamo che mi sono laureato in giurisprudenza, anche se in realtà non mi è mai servito a nulla. Io sin da quei tempi, cioè intorno ai 24 anni, ho seguito la mia passione, che è appunto la pittura, e non mi sono mai discostato, non ho mai tentennato.
Ho continuato quindi fino ad ora a fare una carriera tutto sommato positiva perché ho partecipato a cose internazionali.
Sono andato alla Biennale, ho fatto insomma un percorso lineare e soprattutto coerente con quelle che sono, che erano i miei presupposti e non mi sono mai allontanato dal figurativo. La mia pittura infatti, potrebbe essere considerata, anzi è stata considerata dalla critica un realismo visionario perché in realtà io interpreto la realtà nelle piccole situazioni quotidiane e poi vengono queste caricate da un che di importante e soprattutto da un elemento visionario che serve meglio a soggettivare a oggettivare anche la.
Diciamo il titolo e il soggetto che vado a dipingere. Questo più o meno è a grandi linee è quello che faccio. Ho iniziato come ritrattista e per quasi vent’anni ho fatto ritratti su committenza, tra l’altro anche protetto da una critica importante che era quella di Federico Zeri.
Avevo fatto molto importanti anche non solo di ritratti qui a Parma ma anche a Milano e a Roma. Diciamo che poi questa amicizia con il grande critico d’arte è servita ad aprirmi molti salotti diciamo dell’Italia centrale nonché anche a Milano.
Questo mi ha garantito diciamo un lavoro che è continuato per quasi vent’anni poi arrivati più o meno intorno agli anni 2000 e ho sentito un’urgenza fortissima che mi ha portato a deformare questa mia tecnica molto formale, molto necessaria per fare un ritratto ben confezionato in una tecnica molto più evoluta e che poi ha dato origine a quello che viene definito il mio bestiario, cioè un bestiario umano dove le figure ovviamente si contorcono e soprattutto vengono ambientate in prospettive vertiginose.
Questo è la mia caratteristica. Ora, verso la fine di tutta questa serie infinita di quadri per i quali mi sono speso per quasi una trentina d’anni e ho avuto ancora il bisogno di dovermi esprimere con un libro, un libro che portasse in parola quello che era il mio mondo figurato. Ecco, qui, appunto intorno abbiamo poi tutte le illustrazioni che sono inserite nel mio ultimo libro che si intitola le male voci e che è un giallo sostanzialmente un giallo ha uno scheletro di un giallo perché in realtà era necessario per poi permettermi di spaziare in quelle situazioni che sono a me congeniali sia come artista della figura sia come un interprete scrutatore dell’animo umano.
Questa è tutta la mia storia, più o meno. Io sono di Parma, nato a Parma e ovviamente dopo appunto gli studi classici perché ho fatto il liceo classico, è venuta veramente forte questa mia passione per la pittura e l’ho seguita nonostante il fatto che quando uno intende lasciare il certo per l’incerto è una scelta molto molto difficile. Insomma, adesso parliamo di un libro.”
IL LIBRO “LEMALEVOCI”.
“Sì, allora il libro rispecchia in più o meno il mio mondo pittorico, nel senso che c’è questa umanità molto padana, molto diciamo alla ricerca delle radici nostre che sono appunto molte volte che si manifestano in diversi modi un poco con la nostra passione per il cibo per le grandi tavolate nonché il dialetto il dialetto che è ancora molto forte nella nostra provincia e che questo dà una connotazione particolare anche al mio lavoro perché in realtà il dialetto è sanguigno, serve anche molte volte per meglio interpretare le situazioni che ormai invece vengono descritte in maniera si può dire.
Tenendo conto insomma di una o di un certo di un certo linguaggio ecco quindi invece in questo modo riesco a disarticola armi e fare delle situazioni se si vuole un poco estreme anche tutto a volte immagini.
Che immagini con testi se ci vogliamo come dire avvicinare al grande artista che erano tini possiamo anche dire siccome qui siamo ospiti della Fondazione Nardini ecco diciamo che per certi versi io tra l’altro Nardini l’avevo conosciuto quando io ero un ragazzino e avevo poco più che 17 anni feci vedere le mie cose proprio al grande maestro quando ancora abitava ad Ozzano nella sua nel suo convento e mi diede coraggio nel proseguire quindi di lui ho ancora questo ricordo di un uomo piccolino.
Affiancato da una deliziosa moglie, anche lei ormai avanti con gli anni e che era stata la sua musa, perché in realtà la ritroviamo in molte delle sue tavole.
Dipinte appunto per la Divina Commedia. Quindi oltre alla pittura, davvero queste sono solo pittura? Sono vere? Allora queste sono illustrazioni fatte con la china, quindi sono chine, chine con una particolare influenza di quella che è stata che sono state le la grafica e anche l’incisione inglese dei primi 900 quindi molto nero molto molta definizione e tanti colpi di pennino diversi alcuni tondi alcuni curvi alcuni dritti.
E diciamo che la grandezza del disegnatore a china è quella di avere con sé di tenere molti colpi differenti sono vent’anni di allora questi sono 28 anni di lavori e non ci sono tutti perché molti di questi ma anche mancano solo una è solo una carrellata di quelli di foto di quadri che io non ho più ma sono stato molto molto prolifico e diciamo che sono più conosciuto come succede sempre fuori dalle dalla propria città che in città come numero di quadri ma ne avrò fatti più di 200″.
