Piccola e coraggiosa: emigrante bambina.

Daniela, nome che useremo per convenzione, l’ultima di otto fratelli aveva tredici anni quando partì per la Germania in cerca di guadagni.

Clara aiutava suo padre al lavoro nei campi, nelle stalle, nei lavori di manutenzione, ed in particolare sui conti da presentare al padrone. Il padre di Daniela era analfabeta, così quando si trattava di farsi pagare, lui si portava dietro Daniela per essere sicuro di quello che veniva scritto e quello che gli veniva dato, ma per qualche ragione raramente tornavano a casa con i soldi, quasi sempre venivano pagati con generi alimentari. Anche quando Daniela dava qualche servizio di baby sitter o per le pulizie e chiedeva di essere pagata, le dicevano che avevano già dato un fiasco di vino al padre e che era da considerare come pagamento. La vita dei mezzadri a quei tempi era dura.

Daniela  ci racconta: “Stavo aiutando mio padre quando arrivò una donna elegante alla guida di un Mercedes, e mi chiese se volevo andare con lei a lavorare in Germania, “ vieni a lavorare per me, ti faccio stare bene” . Mio padre non voleva che andassi , forse aveva capito che qualcosa non andava, ma io andai comunque”. Daniela fu ammaliata da come si era presentata quella donna e da come parlava, così sebbene il padre non fosse d’accordo, Daniela parte con la sua valigia di cartone pressato dove teneva due gonne ricavate da un vestito di sua sorella più grande e un maglione, ma era febbraio e in Germania c’era la neve, fece appena in tempo ad arrivare quando la valigia si ruppe, resa fragile dalla neve e dall’umidità.

Non appena arrivata la portarono alla gelateria dove doveva lavorare, ma non al bancone o ai tavoli, ma nello scantinato. Daniela non vide la luce del sole per 9 mesi rinchiusa in cantina con una brandina dove si distendeva la sera tarda dopo il lavoro, e si addormentava osservando la muffa sui tubi dell’impianto idraulico. non imparò nemmeno la lingua perchè non aveva contatti con nessuno, se non i suo padroni che le  parlavano in italiano.

Daniela si alzava alle 4 di mattina, pelava e tagliava la frutta, faceva bollire il latte e montava la panna, il gelato in Germania si cominciava a vendere già dalla mattina fino alla sera, tutto il giorno lo passava a preparare gli ingredienti che servivano per il gelato, quando poi finalmente arrivava la sera, la gelateria chiudeva ma il lavoro per Daniela non era finito, doveva pulire tutto e mettere in ordine. La piccola Daniela non usciva mai, dormiva sei ore per notte e mangiava quello che avanzavano i padroni. Il marito della signora che l’aveva reclutata, era di animo buono e quando la moglie non vedeva, lui dava a Daniela qualcosa di più sostanzioso degli avanzi, ma bisognava essere svelti e approfittare di quella bontà velocemente perchè il signore era solito bere e già nel primo pomeriggio era sempre ubriaco e diventava dispotico. Quando fu il momento di riscuotere i soldi, portò a casa 900mila lire, paga quasi inaccettabile.

Non appena tornata a casa, Daniela consegnò tutti i soldi al padre, era necessario aggiustare la casa, per lei non rimase nulla.

Daniela tornò a fare la stagione alla gelateria per tre anni.

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