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Universitari in DAD ma nessuno ne parla: ecco i problemi dei più giovani

Livello di preparazione per gli esami più basso e impossibilità di mantenere contatti con professori e studenti se non attraverso computer e social. Queste alcune delle riscontrate dai giovani studenti dell’università di Parma negli anni segnati dal Covid.


Se da una parte l’ateneo cerca di risponderealle esigenze degli studenti integrando materiale digitale, dall’altra il ruolo che i futuri lavoratori hanno ad oggi risulta ancora estremamente marginale. Ignorati dai Dpcm, gli universitari si sono trovati faccia a faccia con difficoltà non trascurabili:

È più facile distrarsi quando ci si interfaccia con uno schermo e i problemi di connessione, che a volte capitano, possono far perdere il filo o creare delle interruzioni.” così Arianna, studentessa magistrale del corso di Ingegneria degli impianti e delle macchine dell’industria alimentare, risponde parlando delle ore di lezione. Ore lunghe da passare seduti davanti a schermi, più o meno grandi, tra slide, videoconferenze e materiali non sempre facilmente reperibili.

Con nuovi modi di fruire delle lezioni si modificano di conseguenza anche quelli di verificare le conoscenze: periodi di studio più lunghi e solitari, dati delle limitazioni e della chiusura delle biblioteche, e livelli di preparazione decisamente più bassi. “Con i professori non si ha un contatto diretto ma sempre mediato – sostiene Annachiara, studentessa del terzo anno del corso di Comunicazione e Media dell’università di Parma – quindi si subiscono meno le conseguenze dell’eventuale impreparazione”.

A ciò vanno poi aggiunte le complessità tecniche con cui ci si interfaccia nello svolgimento online degli esami. Perdita del segnale Internet, con conseguente annullamento della prova, eventuali blocchi del pc o del dispositivo dal quale ci si sottopone alla verifica e conversione nella tipologia di test da scritto a orale, da domande aperte a domande chiuse, certamente più vincolanti come sottolinea Francesca, al quinto anno del corso di Psicologia.

Stanchezza agli occhi e mal di testa tra i sintomi più comuni a fine giornata ma soprattutto mancanza di movimento che Luigi, matricola fuorisede da poco a Parma, annovera tra le differenze più importanti con la vita pre – covid.

Una vita sedentaria e priva di contatti sociali, quindi, quella a cui sono stati costretti gli studenti, le cui uniche possibilità di socializzare sono rappresentate da social network e smartphone.

Se per gli studenti i rapporti con i professori in via telematica non rappresentano un problema, Francesca, al terzo anno di Medicina, fa notare quanto, privati dell’approvazione dei ragazzi seduti di fronte, i docenti stessi ricerchino il contatto.

Ma cosa significa laurearsi oggi? In primis affrontare il grande scoglio del tirocinio formativo che Emma, in procinto di laurearsi in Comunicazione e Media, definisce “quasi impossibile da trovare” se non grazie a delle “fortunate coincidenze” anche per via dei pochi aiuti da parte dell’ateneo nelle varie procedure burocratiche.

E poi una stesura della tesi complessa e rallentata e una proclamazione fredda, davanti ad un computer, senza accanto le persone care e lontano dai propri compagni e da quella leggerezza che dovrebbe appartenergli.

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