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Ci ha lasciato Franco. Una persona umile e comune, una delle poche che ho ammirato e stimato.

Franco Bertoncini era l’ultimo agricoltore vero di Viazzano. E’ stato l’ultimo allevatore di Viazzano. Uno spirito libero che conosceva il segreto della serenità. Una persona umile, probabilmente povera,  che ha vissuto grandi difficoltà, che ha vissuto momenti che pochi di noi hanno vissuto… e nessuno li ha vissuti tutti.

Un uomo che, per chi non lo ha conosciuto,  poteva sembrare una persona comune, uno come tanti altri, ma quando ho saputo della sua  morte una profonda tristezza mi ha colto, nonostante fossero molti mesi che non lo vedevo. Come se fosse una persona di famiglia (ed un po’ lo era), una persona importante per me.

Così mi sono chiesto, perché?

Ho ripercorso i momenti di incontro con lui: la sua felicità dopo il matrimonio, i tempi di casa Benna, poi le bambine, le difficoltà economiche, la fine del matrimonio, la discesa a Viazzano, i tanti anni di lavoro in frutteto, il lavoro con lui, il suo amore per il lavoro della terra e per l’allevamento delle mucche.

 In pochi lo sanno ma  la sua è stata l’ultima, della decina di stalle che c’erano a Viazzano negli anni settanta, a chiudere. Anche io nel mio piccolo ho cercato di tenerla viva, ma i costi della burocrazia purtroppo hanno avuto il sopravvento.

Franco era uno spirito libero. Leggendario il racconto di quando, avendo  trovato lavoro  in una fabbrica che gli garantiva un buon reddito fisso e senza rischi, si fosse reso conto  della sua difficoltà a lavorare senza avere: il cielo sopra la testa, la neve d’inverno che gli gelava perfino le ossa, la pioggia d’autunno che lo inzuppava fino alle mutande ed il sole cocente d’estate che sembrava di essere su una graticola. Non riusciva a resistere senza  i colori, gli odori, i sapori della vita all’aria aperta, senza il trascorrere delle stagioni potendole sentire e ammirandole con tutti i sensi nella loro intensità naturale.

 Non ha retto, ha preferito la libertà del mondo agricolo alla sicurezza del lavoro in fabbrica ed è tornato ai campi ed alla stalla.

Come già accennato la vita di Franco è stata piena di difficoltà, non ultimi i problemi di salute, ma la cosa che mi ha sempre stupito è che non lo ho mai trovato abbattuto, dispiaciuto, distrutto o disperato. Quando lo vedevo aveva sempre una serenità che contrastava con i racconti che si facevano sui problemi che doveva affrontare. Non ho mai capito se la sua fosse una serenità  di facciata  o reale e  se fosse reale quale miracolo l’avesse generata e sostenuta.

Franco non era un eroe, non era un grande imprenditore,  non era un grande sportivo;  era una persona comune che viveva con poco, … e la cosa che mi ha stupito di più alla notizia della sua morte a soli 72 anni, è il capire perchè la sua morte mi abbia turbato tanto… perché ho scoperto che è stata una delle poche persone che ho stimato ed ammirato davvero, e mi spiace di averlo scoperto  dopo la morte e non averglielo potuto dire ma spero che da Lassù mi possa sentire.

La mia stima, la mia ammirazione ed anche un po’ di invidia, nasce proprio da questa sua vita umile, povera, ma comunque serena, una vita che sapeva affrontare con una grande dignità.

In psicologia si dice che il miglior modo per affrontare le difficoltà è saperle accettare. Lo stesso ce lo dice anche Gesù, nel padre nostro, quando pregando diciamo sia “…fatta la tua volontà…”. Un modo per dire che: se è la Tua volontà, e Tu mi vuoi bene, devo accettarla con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, perché ci penserai Tu a sostenermi ed incoraggiarmi ….e comunque vada, poi, ci sarà il Paradiso.

Anche se partecipava attivamente a tante funzioni religiose, non so quanto la fede fosse importante nella sua vita, ma una vocina dentro di me mi dice che la sua serenità arrivasse proprio da lì: dall’aver capito il senso di quelle poche parole del Padre Nostro fonte della certezza che “comunque vada sarà un successo” .

Non so dove sia ora Franco, ma se c’è il Paradiso è lì.

Perché se lo è guadagnato.

Ieri sera scrivendo queste parole, nella mia mente si è fatta spazio la parabola delle Beatitudini, così l’ ho cercata, le ho letta…. e mi sono reso conto che sono state scritte per Franco.

Leggete anche voi pensando a Franco e vi renderete conto che quasi tutte parlano di lui.

<<Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli…>>

Ne aggiungerei un altro, “beati coloro che sopporteranno tutte questa cose con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, perché saranno la luce di chi resta sulla terra proprio come son convito abbia fatto Franco.

 

Ebbene devo dirvi la verità, una verità controcorrente. Un po’ Franco lo invidio: per  la vita che ha fatto, per  il modo che ha avuto di affrontarla….  è per questo che dico che mi sono reso conto che è una delle poche persone che ho ammirato ed ammiro. Vorrei essere come lui…. e forse lo sono,…. ma soprattutto vorrei, come lui, avere la capacità di sentire profondamente mie le parole “…sia fatta la Tua volontà”.

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